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Beauty Stories

I grandi rivoluzionari del XX secolo

 
Esistono prodotti apparentemente senza storia e senza tempo, da sempre a nostra disposizione in Profumeria. Grandi classici, che in realtà “classici”non sono: al momento della loro comparsa, anni e anni fa, crearono enorme scalpore modificando in maniera irreversibile il mondo della bellezza, e rivoluzionando l’essere donna.
 
 
 
IL PRIMO MASCARA
 
Illinois, USA, 1913. Potere dell’amore (fraterno): pochi sono gli uomini capaci di rimanere insensibili di fronte alle lacrime di una donna; se la donna in questione, poi, è la sorella, straziata per l’abbandono del fidanzato improvvisamente invaghitosi di un’altra… Il genio, talvolta, nasce dalla necessità: T.L. Williams, giovane chimico statunitense, considerò necessario riportare la pace in famiglia, e si adoperò affinché la sorella Mabel riuscisse a riconquistare il suo uomo. Realizzò quindi una miscela di gel di vaselina e polvere di carbone, dando vita ad un prodotto con cui tingere le ciglia per ottenere uno sguardo decisamente più profondo e intrigante. I risultati furono strepitosi: Mabel, forte del nuovo maquillage, sposò l’ex fidanzato… ed il fratello chimico decise di vendere per corrispondenza il rivoluzionario preparato. In breve tempo T.L. Williams fondò un’azienda, la Maybelline (da Mabel e… vaselina!), dedicata unicamente alla diffusione del suo prodotto, all’epoca venduto in pani a base di coloranti e cera di carruba (per applicare il mascara bisognava passare uno spazzolino inumidito sul panetto, quindi utilizzarlo per stendere il colore sulle ciglia); il successo fu immediato, al punto che negli anni’30 il Cake Mascara era già presente in moltissimi negozi statunitensi al costo di 10 centesimi. Era nato un must del make up femminile; nel 1957 Helena Rubinstein introdusse la moderna confezione “da borsetta” con tubetto e scovolino, e decretò un ulteriore passo avanti nella “democratizzazione” della bellezza. E benché, oggi, tutte possano permettersi un velo di rimmel (allungante, infoltente, incurvante, volumizzante, waterproof, nero, viola, blu cobalto, marrone…), nessun prodotto racchiude in sé il profondo amore di un fratello per la coccolatissima sorella, come quel primo, morbido panetto.
 
 
 
LA PRIMA FRAGRANZA SINTETICA
 
Paris, 1921. Di Coco Chanel, delle sue creazioni, della sua moda così femminile si è detto e scritto tanto. Di Chanel n.5, si è detto e scritto altrettanto: la prima fragranza della Maison, il profumo di Marilyn Monroe, il prodotto di bellezza più venduto al mondo…
Tra le infinite notizie che potremmo riferire, ve n’è una che in particolare si adatta però molto bene a ciò che stiamo trattando: Chanel n.5 non è “solo” il profumo simbolo di M.lle Coco, ma è da ricordare come prima, primissima composizione artificiale in cui vennero miscelate coraggiosamente essenze naturali e sintetiche. Il “naso” che lavorò alla composizione della fragranza fu il chimico Ernest Beaux, uno scienziato al quale Coco Chanel chiese esplicitamente “un profumo per donna dall’odore di donna” che evitasse quei sentori di rosa o mughetto che andavano tanto di moda all’epoca.
Beaux osò allontanarsi dalle formule classiche basate su un unico fiore ed utilizzò 80 ingredienti differenti, presentando alla sua affascinante committente due serie di creazioni assolutamente innovative numerate da 1 a 5 e da 20 a 24. Come è facile immaginare, Coco Chanel scelse il quinto campione.
Nella formula di Ernest Beaux alcune sostanze sintetiche, le aldeidi, furono accostate per la prima volta a bouquet di rosa di maggio e di gelsomino di Grasse: la fragranza che ne risultava era totalmente indefinibile e misteriosa. Geniale. Nasceva così il capostipite dei profumi moderni; nasceva il simbolo della raffinatezza senza tempo, della sobrietà ricercata, della bellezza celata. Il flacone semplice, quadrato, geometricamente perfetto era sovrastato da un tappo essenziale che nelle forme riprendeva uno dei simboli di Parigi e della Francia intera, Place Vendôme; tutto preannunciava quello che poi è stato: un trionfo.
 
 

IL PRIMO RIPARATORE
 
New York, Stato di New York, USA, 1980. “Proteggere” e “prevenire” erano le parole d’ordine cui i prodotti di bellezza parevano attenersi scrupolosamente solo un quarto di secolo fa: le donne di ogni età erano costantemente invitate ad aver cura della propria pelle e del proprio aspetto per limitare i danni provocati dall’inesorabile avanzare del tempo. Mancava nella “mentalità cosmetica” comune il concetto-chiave di riparazione, inteso come recupero dei danni cutanei già in atto.
Proprio il 1980 vide però, quasi miracolosamente, la comparsa di un preparato all’acido ialuronico assolutamente innovativo, “di rottura”: Night Repair di Estée Lauder, un siero multi-funzione che prometteva di riparare durante la notte le cellule cutanee già danneggiate. Il successo del prodotto fu inaspettato e, soprattutto, planetario: con questa scoperta i laboratori Lauder aprirono nuovi orizzonti alla ricerca cosmetica e indicarono la strada da seguire per rinvigorire anche le pelli più sciupate.
Undici anni più tardi Night Repair divenne poi Advanced Night Repair: aggiornato con i principi attivi di ultima generazione, il siero si mostrava ancora più potente e capace di lenire i segni provocati da esposizione solare, freddo e inquinamento. L’indicazione “Night” nel nome venne mantenuta in onore della prima formulazione; le habituées di questo prodotto d’alta classe sanno però che da allora il preparato può utilizzarsi 24 ore su 24. I risultati erano e sono eccellenti: il siero di Lauder riesce a ripristinare anche sulle pelli più malridotte un aspetto migliore, stimolando quei processi di autoriparazione che la cute tende ad attivare naturalmente. Flacone marrone, contagocce, profumazione contenuta: l’aspetto volutamente “curativo”, quasi clinico con cui il siero fu introdotto oltre venticinque anni fa sul mercato è stato conservato, e difficilmente andrà incontro a modifiche o restyling sostanziali. Prodotto che vince, non si cambia.